ADLP Studio Legale http://www.adlpstudio.it Analogic & Digital Legal Practice Tue, 01 Aug 2017 08:30:00 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.15 Draghi chiede investimenti e fiducia alle banche http://www.adlpstudio.it/draghi-chiede-investimenti-e-fiducia-alle-banche/ http://www.adlpstudio.it/draghi-chiede-investimenti-e-fiducia-alle-banche/#comments Tue, 16 Feb 2016 15:42:03 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=483349 Nel discorso del 15 febbraio 2016 al Parlamento Europeo, con scopo di fare chiarezza sulle forti turbolenze riguardanti i mercati finanziari nell’ultimo mese, il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha toccato molti aspetti sensibili riguardo economia corrente.

Uno di questi è l’eliminazione dall’Europa delle banconote da 500 euro, che lui dice dover essere svolta con molta cautela. Il motivo di questa scelta viene soprattutto dalla consapevolezza che i tagli grandi di banconote vengano usati principalmente dalla criminalità.

Draghi ha annunciato anche che per uscire dalla crisi è necessario che gli Stati diminuiscano le tasse e aumentino gli investimenti. Il banchiere ha sostenuto anche che in questo ambiente i prezzi in Borsa sono crollati, e i titoli bancari sono stati colpiti in modo molto accentuato, sia in Europa, che nel resto del mondo. Il pensiero negativo dei cittadini europei pare una delle principali cause della caduta dei titoli, la gente non ripone più fiducia nelle banche dalle quali non si sente più sostenuta e dalle quali pretenderebbe di più.

Il presidente ha poi aggiunto che bisogna riconoscere che le nuove regole hanno gettato le basi per un aumento della solidità di tutto il settore finanziario. Alcune persone hanno voluto assegnare l’indebolimento dei titoli bancari alla presenza di sofferenze, altri ancora hanno incolpato di questo “crollo” le nuove regole (approvate a inizio anno).

Oltre ai titoli bancari, Draghi è tornato a parlare della caduta delle quotazioni del petrolio, dicendo che queste potrebbero far si che l’inflazione torni più lentamente verso il loro obiettivo. Ha aggiunto anche che con un aumento dei prezzi vicino al 2%, il rischio di agire troppo tardi supera i rischi di agire troppo presto.

Nell’Eurozona “manca ancora un accordo sul terzo pilastro dell’Unione bancaria, la garanzia sui depositi, che è un elemento fondamentale per una vera moneta unica, per questo la proposta della Commissione per creare uno schema di garanzia europea dei depositi è benvenuta”.

La proposta di cui parla Draghi “definisce l’obiettivo ambizioso di creare un vero sistema europeo di tutela dei correntisti e offre una serie di garanzie contro l’azzardo morale in modo che la condivisione dei rischi non diventi una distribuzione dei rischi”.

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Amazon, Frutta e Verdura in meno di un’ora http://www.adlpstudio.it/amazon-frutta-e-verdura-in-meno-di-unora/ http://www.adlpstudio.it/amazon-frutta-e-verdura-in-meno-di-unora/#comments Mon, 15 Feb 2016 15:34:01 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=483345 Amazon amplia la propamazon2ria offerta commerciale. La grande azienda di e-commerce con sede a Siattle, ma presente in molti Paesi del mondo fra cui anche l’Italia, ha deciso di offrire ai propri clienti una nuova categoria di prodotti.

A partire dal 16 febbraio 2016, infatti, gli abbondati al servizio Prime Now di Amazon, possono acquistare a qualsiasi ora della giornata frutta e verdura fresca e vedersela recapitare al piano della propria abitazione o del proprio ufficio.

La notizia è stata diffusa da pochi giorni da Mariangela Marseglia, EU Director Prime Now, che spiega che questo nuovo servizio risponde all’esigenza del cliente di ricevere a casa i prodotti freschi, in poco tempo e in qualsiasi momento.

Ai 20 mila prodotti presenti già nel servizio Prime Now, che includono già prodotti per la spesa quotidiana come pane, pasta, caffè, bibite, vino ed alcolici ma anche surgelati si aggiungono 30 tipologie di frutta e verdura fresca. Basterà un click per acquistare banane, mele, zucchine, melanzane e pomodori e vederseli recapitare direttamente a casa entro un’ora dall’acquisto o al massimo entro due.

Questo servizio così innovativo è già fruibile in tutta Milano e in 34 Comuni limitrofi. Un servizio disponibile dalle 9 del mattino alla mezzanotte, sette giorni su sette. Potrà essere utilizzato da tutti coloro che hanno sottoscritto l’abbonamento annuale del già servizio Prime Now, al costo di 19.99. L’importo minimo di spesa è stato fissato in 19 euro a cui si dovrà aggiungere € 6.90 come spese di spedizione se si vuole usufruire della consegna entro l’ora. Se invece si sceglie la consegna prevista per una lasso di tempo poco più ampio ma mai superiore alle due ore, il servizio di spedizione è completamente gratuito.

Una volta sottoscritto l’abbonamento annuale, gli utenti potranno scaricare un’apposita App, disponibile per smartphone sia Androind che Ios con cui ricevere tutte le informazioni utili. Sarà, quindi, possibile ricevere informazioni relative alla frutta e verdura disponibile (oltre che sugli altri prodotti), informazioni sulla loro provenienza ed infine conoscere la copertura del servizio in base al Cap.

Il servizio della spesa a domicilio, a dir la verità, non è del tutto sconosciuto in Italia. Già da diversi anni esistono sul Web, siti Italiani come Deliveroo, Foodora e Cortile (solo per citarne alcuni) che offrono questo tipo di servizio con prodotti a chilometro zero.

E’ un settore, quello della consegna della spesa a domicilio, che negli ultimi anni sta registrando un notevole incremento in tutta Europa, soprattutto in Francia, Inghilterra e Germania, ed anche, più lentamente in Italia.

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La bottiglia di champagne e il diritto d’autore http://www.adlpstudio.it/la-bottiglia-di-champagne-e-il-diritto-dautore-2/ http://www.adlpstudio.it/la-bottiglia-di-champagne-e-il-diritto-dautore-2/#comments Mon, 15 Feb 2016 14:53:14 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=483260 ruinartLa più antica maison francese di Champagne, la Ruinart – che dal 1729 ha fatto del gusto delicato e raro del suo vino un inconfondibile biglietto da visita – non potrà beneficiare della tutela legale per la sua tipica bottiglia. Almeno in Italia. 

Lo ha stabilito il Tribunale di Torino decidendo il caso intentato dall’azienda francese contro un produttore italiano che ha confezionato il proprio vino secondo alcuni elementi caratteristici della bottiglia di Ruinart (cfr provvedimento cautelare del 24 ottobre 2014, confermato in sede di reclamo il 17 aprile 2015). 

Il Tribunale di Torino ha esaminato i singoli elementi tutelati dai marchi intestati all’azienda francese: etichette, capsule, collarino, stemma sull’etichetta principale, colore e nome. Ed ha stabilito, da un lato, che detti elementi sono strettamente funzionali al design della bottiglia prescelta per il confezionamento e che, dall’altro, sussistono differenze tali tra i prodotti da essere più che sufficienti per distinguerli. 

La discussa forma della bottiglia di Ruinart non è stata dunque giudicata tutelabile dai marchi intestati all’azienda francese, né è stata ritenuta oggetto di protezione dal Tribunale di Torino neppure come marchio di fatto.  

Per il giudice piemontese, infatti, la forma del Ruinart è una forma comune, priva di qualsivoglia carattere distintivo, insolito o originale richiamandosi nel design alla classica bottiglia di champagne (la cosiddetta champagnotta). 

Inoltre, sarebbe da escludere anche la sussistenza di un look-alike confusorio operato dalle bottiglie dell’azienda italiana ai danni di quella francese. 

Richiamando un proprio precedente orientamento, il Tribunale di Torino, al riguardo, ha precisato che l’imitazione servile richiede tre condizioni. La forma del prodotto (o almeno la combinazione dei suoi singoli elementi) deve: (i) essere originale (cioè elaborata rispetto alle forme comuni); (ii) non essere richiesta da necessità tecniche; e (iii) mostrare un carattere distintivo (cioè la capacità di caratterizzare i prodotti come provenienti da quella particolare società). 

Così, contrariamente alle istanze dell’azienda francese, il giudice torinese ha ritenuto che gli elementi delle bottiglie Ruinart – inclusa la forma – siano necessari o comuni, mentre la loro combinazione non risulti affatto una caratteristica tipica della società. 

La decisione in questione si adegua all’indirizzo giurisprudenziale più diffuso in tema di concorrenza sleale che si concentra principalmente sull’analisi del “rischio di confusione“.

A tal proposito, l’uso di elementi estetici e di confezionamento simili ad un prodotto altrui può considerarsi come un tentativo di richiamare il prodotto e il marchio di maggior fama e diffusione.

Ma tale considerazione che generalmente può essere valida anche in mancanza di un effettivo rischio di confusione, nel caso specifico, non è stata possibile da parte dei giudici piemontesi che hanno infatti ritenuto gli elementi di somiglianza tra i prodotti (e la loro combinazione) comuni e non già distintivi escludendo qualsiasi forma di tutela.

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Bando startup culturali e creative: ecco tutte le novità http://www.adlpstudio.it/bando-startup-culturali-e-creative-ecco-tutte-le-novita/ http://www.adlpstudio.it/bando-startup-culturali-e-creative-ecco-tutte-le-novita/#comments Tue, 09 Feb 2016 15:13:09 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=483330 E’ stato da poco astartup culturali e creative 2nnunciato il bando 2016 del Fondo della Creatività. Scopo di questo bando sarà quello di favorire la nascita e lo sviluppo delle imprese culturali, che potranno inoltre essere supportate dai fondi messi a disposizione dalla regione Lazio.

Il motivo di una simile decisione è semplice: nel Lazio si trova oltre il 10% delle industrie creative e culturali dello Stato, il che equivale all’8% del Pil nazionale. Una cifra non da poco, sulla quale è il caso di investire ulteriormente per evitare che il settore soffra della crisi internazionale. L’impegno della regione Lazio è quello di cofinanziare le proposte che perverranno alla giuria assegnatrice, con fondi fino a 30.000 euro, a patto che non superino l’80% del budget totale previsto. Al bando possono prendere parte i proprietari di piccole e medie imprese, a patto che siano state fondate non più di sei mesi prima della pubblicazione dell’Avviso sul Bur. Le aziende in questione devono ovviamente avere sede legale e operativa nel Lazio. In questo modo, si mira ad incentivare la nascita di nuove attività, ma anche a valorizzare le attività nate da poco ma in grado di migliorare l’imprenditoria nazionale. Chi intenda prendere parte al bando dovrà presentare la propria richiesta entro il 31 Marzo 2016.

Il ministro della Cultura Franceschini è intervenuto durante la presentazione del bando all’Ara Pacis e ha dichiarato:

“Noi abbiamo investito come sistema Italia nella tutela del patrimonio, ma non nella valorizzazione. La tutela e la valorizzazione del patrimonio, pero’, sono due facce della stessa medaglia e quindi ben vengano tutte le politiche tese a colmare la mancanza di investimento sulla valorizzazione e sul talento dei giovani”. Un modo per spronare il Ministero ad investire in una nuova direzione, facendo leva sulla voglia di impresa e sullo spirito di iniziativa che più volte ha contraddistinto i giovanissimi. A questo proposito, il ministro ha continuato, dicendo:

“Altra cosa da fare è creare un clima dinamico in cui le idee possano trovare interlocutori. Ovunque vada trovo potenzialità inespresse: ci sono migliaia di ragazzi italiani che hanno idee straordinarie e bisogna aiutarli a crescere, anche perché questo è un grande contributo economico al Paese. Investire sulla creatività è investire sul Paese”.

Dal canto suo, Zingaretti, presidente della Regione Lazio, ha completato le dichiarazioni fatte dal Ministro, sostenendo che:

“Vogliamo creare lavoro e riaccendere i motori di questa Regione. In parte, ci stiamo riuscendo, ma per farlo dobbiamo costruire un nuovo sistema economico e non c’è dubbio che la creatività, le industrie creative, siano uno dei pilastri fondamentali”. Una sorta di presa di coscienza che arriva dopo anni di richieste, ma che potrebbe rivelarsi essenziale per rilanciare le aziende del Paese.

Tutte le informazioni, nel dettaglio, sono presenti al seguente link:

http://www.regione.lazio.it/rl_cultura/?vw=documentazioneDettaglio&id=8397

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Rito appalti e principio di sinteticità per avvocati prolissi: c’è il decreto http://www.adlpstudio.it/rito-appalti-e-principio-di-sinteticita-per-avvocati-prolissi-ce-il-decreto/ http://www.adlpstudio.it/rito-appalti-e-principio-di-sinteticita-per-avvocati-prolissi-ce-il-decreto/#comments Mon, 08 Jun 2015 14:16:16 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=108134 Serigrafia di Paolo Fresu

Serigrafia di Paolo Fresu

Sei un avvocato che si occupa di appalti, senza il dono della sintesi? Beh, saranno tempi duri per te. Un decreto stilato dal Segretariato della Giustizia Amministrativa e Presidente del Consiglio di Stato del 25 di maggio 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, serie generale, il 5 giugno scorso, sancisce la fine della verbosità e grafomania forense.

Gli atti giudiziari in tema di appalti (atto introduttivo del giudizio, ricorso incidentale, motivi aggiunti, atti di impugnazione principale ed incidentale) ecc.) devono ora obbligatoriamente rientrare in un massimo di 30 pagine, mentre richieste cautelari e memorie non devono superare le 10 pagine di stesura.

La ragione principale del decreto – emesso dopo aver sentito il Consiglio Nazionale Forense, l’Avvocato Generale dello Stato e le associazioni di categoria degli avvocati amministrativisti -, come ravvisato nelle premesse, risiederebbe tutto nel “principio di sinteticità” che si vuole imporre in ambito giudiziario, stabilendo le regole e le misure a cui tutti gli avvocati dovranno attenersi nel numero di pagine e di righe dei loro atti difensivi in tema di appalti. Nulla si fa per caso, e quindi in caso di “sgarro” alle regole ci sono anche sanzioni da applicarsi direttamente tramite la sentenza che definisce il processo.

Ovviamente per non scatenare le ire di coloro che potrebbero sentirsi privati della loro potenziale efficacia verbale, si è dovuti ricorrere all’individuazione di casi eccezionali che possono protrarre la stesura di un atto ad un limite di pagine superiore a quanto stabilito dalla norma.

Servirà però l’ausilio del Presidente della Sezione competente per individuare i casi, in cui comunque non si potranno superare le 50 pagine di stesura, e, nell’ipotesi di misure cautelari e memorie, il limite potrebbe salire fino a 15 pagine. In ognuno di questi casi è indispensabile trovare una ragione di “complessità straordinaria” nella controversia affrontata, che potrà essere sopratutto di ragione economica rilevante, oppure di tutela (qualora non sia davvero riassumibile nel tot di pagine indicate dalla norma).

Anche la formattazione degli atti è da considerarsi fondamentale; tanto che il decreto in questione fissa parametri da rispettare stabilendo, giusto per essere pignoli e non lasciare nulla al caso, che gli atti devono essere stilati su un foglio A4, usufruendo dei “caratteri di tipo corrente (ad es. Times New Roman, Courier, Arial o simili) e di dimensioni di almeno 12 pt nel testo e 10 pt nelle note a pie’ di pagina, con un’interlinea di 1,5 e margini orizzontali e verticali di almeno cm. 2,5 (in alto, in basso, a sinistra e a destra della pagina)“.

Il tenore delle disposizioni fa discutere, vista la tematica che secondo alcuni limita ingiustamente l’argomentazione (molto spesso) necessaria per rendere specifico e convincente un testo, ma è indispensabile sottolineare che la nuova disciplina sulla “dimensione dei ricorsi e degli altri atti difensivi nel rito appalti” è stata approvata anche dalle associazioni della categoria forense e che ne è prevista una applicazione in via sperimentale a partire dal 5 luglio 2015.

Sicché, non rimane altro che attendere e vedere che succede; magari ricordando come anche i giudici civili cerchino da tempo di “educare” gli avvocati ad una maggiore compendiosità, addirittura bocciando azioni giudiziarie argomentate troppo. [1]

E chissà che eliminata per decreto la lunghezza degli atti da leggere, si possano avere finalmente processi lampo, ammesso e non concesso che i tempi dei processi dipendano da quanto scrivono gli avvocati!

[1] Ci si riferisce a Cassazione, 4 luglio 2012, n. 11199, e Tribunale di Milano, 1° ottobre 2013.

 

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Istanze alla PA: l’invio PEC sostituisce la firma digitale http://www.adlpstudio.it/istanze-alla-pa-linvio-pec-sostituisce-la-firma-digitale/ http://www.adlpstudio.it/istanze-alla-pa-linvio-pec-sostituisce-la-firma-digitale/#comments Wed, 27 May 2015 15:27:04 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=91183 firma_digitale3_rid

Nell’annullare un provvedimento con il quale la Pubblica Amministrazione aveva dichiarato l’improcedibilità di un’istanza che, sebbene trasmessa via PEC, non era stata sottoscritta con firma digitale dall’autore, il TAR Campania, Napoli, Sezione Terza con sentenza 10 marzo 2015 n. 1450 ha stabilito diversi principi di utilità pratica.

Con la predetta sentenza, il Giudice Amministrativo campano ha ritenuto che la trasmissione di una domanda e della relativa documentazione alla Pubblica Amministrazione mediante posta elettronica certificata sia idonea a sostituire – a tutti gli effetti – la sottoscrizione della domanda mediante firma elettronica. E ciò in forza dell’articolo 65, comma 1, lett. c-bis) del D.lgs. n. 82/2005, rubricato  “Istanze e dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica”; e dell’articolo 61 del D.P.C.M. 22 febbraio 2013, recante “Regole tecniche in materia di generazione, apposizione e verifica delle firme elettroniche avanzate, qualificate e digitali”.

Si ricorda brevemente che il citato articolo 65 comma 1, lett. c-bis) del D.lgs. n. 82/2005 stabilisce che le istanze e le dichiarazioni presentate per via telematica alle pubbliche amministrazioni e ai gestori dei servizi pubblici ai sensi dell’articolo 38, commi 1 e 3, del D.P.R. n. 445/2000 sono valide “[…]se trasmesse dall’autore mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare, anche per via telematica secondo modalità definite con regole tecniche adottate ai sensi dell’articolo 71, e ciò sia attestato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato”.

A sua volta, l’articolo 61 del D.P.C.M. 22 febbraio 2013 stabilisce che: “l’invio tramite posta elettronica certificata di cui all’art. 65, comma 1, lettera c-bis) del Codice, effettuato richiedendo la ricevuta completa di cui all’art. 1, comma 1, lettera i) del decreto 2 novembre 2005 […] sostituisce, nei confronti della pubblica amministrazione, la firma elettronica”.

Nel caso di specie, il Giudice Amministrativo – pur rilevando che  il quadro normativo vigente distingue lo strumento di comunicazione costituito dalla posta certificata dall’impiego della firma digitale – ha evidenziato che l’ordinamento contempla, a determinate condizioni, la coincidenza e la sovrapposizione di ambedue gli strumenti al fine di collegare un documento al soggetto che lo ha inviato mediante posta elettronica certificata.

Tant’è che è stato stabilito che “se il gestore del sistema di posta certificata, una volta che il titolare della casella invia mediante essa un documento informatico, attesta che la trasmissione del documento è correttamente avvenuta, ciò sostituisce a tutti gli effetti la firma elettronica del documento inviato”.

Qui di seguito il testo integrale della sentenza, disponibile per il download  per gli utenti registrati.

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Nella G.U.U.E. 23 maggio 2015, n. L 128, è stato pubblicato il Regolamento (UE) 2015/806 del 22 maggio 2015, che approva ce le specifiche del marchio di fiducia UE per i servizi fiduciari qualificati, in attuazione di quanto disposto dall’art. 23 del Regolamento (UE) n. 910/2014 del 23 luglio 2014 (c.d. EIDAS) in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno.

Il Consiglio dell’Unione Europea aveva adottato il 23 luglio 2014 il regolamento EIDAS – Electronic Identification and Signature (Electronic Trust Services) per fissare le condizioni per il riconoscimento reciproco in ambito di identificazione elettronica (eID – Electronic IDentification), e le regole guida per i servizi fiduciari per le transazioni elettroniche (eTS – Electronic Trust Services), creando così un quadro giuridico europeo per le firme elettroniche, i sigilli elettronici, marche temporali elettroniche, documenti elettronici, nonché servizi di raccomandata elettronica  e servizi di certificazione per Autenticazione web (PE-CONS 60/14; dichiarazione: 11733/14 ADD 1).

E ciò allo scopo di consentire, garantire ed estendere il regime transfrontaliero previsto per merci e persone alle transazioni elettroniche.

Ora, con il nuovo regolamento, i prestatori di servizi fiduciari qualificati, una volta registrati, possono utilizzare il marchio di fiducia UE per presentare in modo semplice, riconoscibile e chiaro i servizi fiduciari qualificati da essi prestati.

Pertanto, i prestatori di servizi fiduciari qualificati possano utilizzare il marchio di fiducia per i servizi fiduciari qualificati al fine di incrementare la fiducia in tali servizi e la facilità d’uso per gli utenti. Detto marchio di fiducia distingue chiaramente i servizi fiduciari qualificati da altri servizi fiduciari, contribuendo in tal modo alla trasparenza nel mercato e, conseguentemente, favorendo la fiducia nei servizi online e la loro facilità d’uso, fattori fondamentali affinché gli utenti possano beneficiare appieno dei servizi elettronici e se ne avvalgano consapevolmente.

]]> http://www.adlpstudio.it/il-marchio-ue-per-i-servizi-fiduciari-qualificati/feed/ 0 La professione legale nella nuova tech-era della disruption http://www.adlpstudio.it/la-legge-nella-nuova-tech-era/ http://www.adlpstudio.it/la-legge-nella-nuova-tech-era/#comments Thu, 21 May 2015 11:20:44 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=59129 Proponiamo la traduzione e la sintesi di un articolo comparso su “Bloomberg BNA – Legal Communities” il 13 maggio 2015, con il titolo “Looking at Law in the New tech Era“,  a firma di kevin P. Lee, professore associato di legge presso la Campbell University. 

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llustrazione di Geralt (Pixabay)

 

Ci sono motivi reali di preoccupazione nel settore dei servizi legali. Grazie alla combinazione di globalizzazione e avanzamenti tecnologici, è innegabile che il settore si trovi in uno stato di “perturbazione” e quindi di vera e propria “disruption”. E le cause di questo sono in realtà due facce della stessa cosa: l’aumento della potenza e dalla capacità “computazionale”.

Questo incremento vertiginoso ha reso possibili le reti di comunicazione. E come risultato il mondo è diventato sempre più piccolo e “piatto”.

Dai chirurghi e commercialisti agli avvocati, il mercato si trova ad affrontare ora la concorrenza su scala globale. Inoltre, le nuove tecnologie stanno trasformando il modo in cui i servizi legali sono stati concepiti e vengono “consegnati” al mercato.

Anche se molti professionisti sono inevitabilmente lenti ad accettare questi cambiamenti, ci sono molte ragioni per essere ottimisti. Siamo ancora nei primissimi momenti di questa nuova era. Poiché la maggior parte degli avvocati non sono digitalmente alfabetizzati, quelli che possono vedere e rispondere al cambiamento hanno un vantaggio significativo.

Come i computer rapidamente guadagnano capacità cognitive per il riconoscimento e l’apprendimento automatico, nuove opportunità di efficienza ed aree di attività a basso costo si sviluperanno.

Ciò, in definitiva, è simile a negozi “big box” (n.d.r. i mega store) nel business retail; in breve, l’idea di una “personalizzazione di massa” dei servizi è emersa anche nel mondo legale, e si sono aperte opportunità di fornire servizi legali a prezzi accessibili ai meno abbienti.

“Poiché la maggior parte degli avvocati non sono alfabetizzati nella lingua dei dati, quelli che possono vedere e rispondere al cambiamento hanno un vantaggio significativo”.

Immaginate che cosa potrebbe accadere quando sistemi automatizzati ridurranno il costo della fornitura di servizi giuridici di base a livello così basso da farli diventare quasi “freeware”? Cosa significherà per l’emergente classe media in tutto il mondo se le sarà dato accesso ai servizi legali a basso costo per proteggere i diritti umani e la giustizia sociale?

Il potenziale di contratti intelligenti (n.d.r. sono i c.d. smart contract, o accordi self-executing ed auto-enforcing) in grado di gestire in modo sicuro contratti finanziari complessi e le più piccole micro-transazioni) è già un orizzonte immediato. Il “Silverflume” LLC Operating Agreemen adottato e messo in atto in Nevada, che mira a rendere la registrazione di un business online un processo semplice, illustra il potenziale di questo tipo di contratti per trasformare molti settori del diritto commerciale e di regolamentazione del governo.

Ma come si diventa pronti per questa nuova era?

Data l’incertezza che accompagna il rapido cambiamento, è difficile prevedere esattamente dove si svilupperanno le migliori opportunità. Ma già è possibile adottare strategie per per prosperare nella nuova era di tecnologia:

  1. Siate vigili. Dal momento che la potenza di calcolo cresce esponenzialmente, possiamo aspettarci notevoli progressi tecnologici in ambito legale, in particolare nei settori in cui può essere applicata il c.d. “cognitive computing“. Questo potrebbe includere saper predire gli esiti di leggi e risposte regolamentari alle mutevoli tendenze economiche e politiche perché non si può dare per scontato che domani sarà lo stesso di ieri.
  2. Imparare il coding. La programmazione è la nuova alfabetizzazione. I linguaggi popolari per gli avvocati sono Python e R. Entrambi sono open source e hanno ampie capacità per la gestione dei dati. La capacità di scrivere programmi personalizzati da adattare ai servizi per le esigenze del cliente sarà un segno distintivo del nuovo professionista legale.
  3. Imparare l’analisi dei dati. I dati sono ovunque. Legge deve essere intesa come calcolo e dati. Siamo inondati in un pool di dati sempre più “a grana fine” che tiene traccia di tutto ciò che gli esseri umani fanno o possono fare. Avere una certa conoscenza di base di come i dati vengono catturati, estratti, registrati e analizzati.
  4. Pensare globalmente. Vi è una crescente classe media globale che presenterà nuove opportunità di tipo transnazionale. Considerate già il vostro studio come in grado di sfruttare il basso costo del marketing on-line per aprire mercati lontani. Questo potrebbe significare adattare lo studio ad includere punti di vista e competenze internazionali. In questa nuova era, la legge sull’immigrazione, per esempio, presenta nuove opportunità di marketing internazionale, anche per studi piccoli.
  5. Rendetevi conto che stiamo attraversando un periodo senza precedenti che porterà enormi cambiamenti per la società. Cambiare porterà qualche sofferenza specie se ci si rende conto che le vostre abilità non sono aggiornate. Siate aperti alla “riconversione” e ad imparare cose nuove.
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L’etica nel marketing legale come strumento di sviluppo dell’attività http://www.adlpstudio.it/etica-forense-e-marketing-legale/ http://www.adlpstudio.it/etica-forense-e-marketing-legale/#comments Mon, 18 May 2015 13:32:10 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=49874 Proponiamo la traduzione e la sintesi di un articolo comparso su “Law Practice Today” il 15 maggio 2015, originariamente apparso nel numero di marzo 2013 a firma dell’avvocato Micah Buchdal, ex presidente della sezione “Law Practice Management” dell’ABA – American Bar Association, ed oggi consulente per lo sviluppo del business degli studi legali e fondatore di HTLMLawyers.

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Con lo sviluppo professionale attraverso le applicazioni di marketing in ambito legale, le questioni etiche e deontologiche sono diventate più stringenti. 

Molti avvocati una volta ritenevano che l’etica e la commercializzazione della loro attività fossero discussioni e temi non pertinenti da affrontare, specie con i nuovi associati. Ma questo atteggiamento sta cambiando rapidamente e molti studi legali negli USA iniziano a discutere di business e strategie di “generazione” di clienti organizzando ritiri e programmi estivi dedicati.

Sempre più persone riconoscono che la pubblicità e il marketing legale colpisce ovunque, non solo direttamente quegli studi legali che fanno cartelloni pubblicitari, spot televisivi e annunci stampa.

Infatti, se si sponsorizza una conferenza, si mantiene un profilo LinkedIn, si pubblicano articoli facendo praticamente qualsiasi cosa online, sei un marketer, piaccia o no, nel bene e nel male.

Ma le questioni etiche di marketing legale vanno nel profondo e coinvolgono i rapporti avvocato/cliente, la competenza, la riservatezza, i conflitti di interesse, le pratiche multi-disciplinari, ecc.

Online significa di più che siti web

Le regole etiche in materia di siti web e marketing online degli studi leali sono oggi molto complicate. C’è una differenza tra guardare un sito web tradizionale di uno studio legale e sperimentare tutti gli altri canali alternativi usati dalle persone per cercare informazioni e servizi online. E la stessa “Search Engine Optimization” (SEO) offre una serie di potenziali problemi.

Sempre più spesso si incontra lo sviluppo di siti e applicazioni mobili, avvocati che utilizzano gli sms come strumento di sollecitazione dei clienti e numerosi sono gli esempi di texting (n.d.r. messaggistica via chat) ed utilizzo di strumenti di socializzazione. Inoltre, negli Stati Uniti si stanno diffondendo pratiche di marketing tradizionalmente a rischio dal punto di vista deontologico, come l’utilizzo della terminologia “specializzazione” e “competenza”, direct mail, studi legali virtuali, o l’uso di nomi commerciali.

Valutazioni, classifiche, recensioni

Le valutazioni, le classifiche e le recensioni continuano a generare aspre polemiche ma destano comunque molta attrazione.

Per il grande studio legale l’attenzione potrebbe ricadere essere sul Chambers USA o sul Martindale o Migliori Avvocati. Mentre per lo studio più consumer-oriented, ci potrebbe essere un maggiore interesse per Super Avvocati , Avvo o per le migliaia  di onorificenze “locali” presenti in ogni mercato.

Tant’è che nessun avvocato o studio legale può oggi considerarsi esente dall’essere oggetto di recensione sia che si tratti di un cliente scontento che accede a Yelp per lasciare la sua opinione, sia che si tratti di un consulente legale destinatario di un rating su un sito di recensioni di avvocati. E questo non può che avere ripercussioni nell’ambito deontologico.

Social Media

Quanti sono gli avvocati del vostro studio legale che non giocano su qualche piattaforma social come Facebook, LinkedIn, Twitter, ecc? Molto pochi.

Mentre la vostra azienda potrebbe tentare di offrire “regole” e/o “linee guida” per l’uso dei social media, la realtà è che la maggior parte degli studi ancora non vede del tutto le zone grigie e le sottili differenze che esistono tra la sfera personale e quella professionale, tra “sollecitazione” del pubblico e il dare informazioni.

Invece bisognerebbe cominciare a discutere con gli avvocati dei social media da più punti di vista, compreso il settore delle risorse umane (e politiche per l’occupazione), l’ufficio marketing e numerose altre aree di uno studio legale su cui hanno un impatto le questioni collegate ai canali dei social media che toccano il cliente.

Le regole e strumenti cambiano ogni giorno

Sono moltissimi i siti che offrono forum di Q&A legale (questions and answers), video, directory e siti per prodotti e servizi legali. E Stati come la Florida, dove l’etica legale ed il marketing sono in continua evoluzione, hanno nuove regole e standards per l’utilizzo della televisione, la stampa e cartelloni più “allentati” rispetto al passato e  rispetto all’inasprimento, invece, dei criteri di utilizzo del canale on-line.

Il concetto di fondo è che gli imprenditori in ambito legale stanno riconoscendo che il mercato legale negli USA vale 200.000 milioni dollari all’anno ed è diventato un posto dove stare.

Ma il fatto è che tanti fornitori non avvocati e professionisti, insieme a un vasto numero di operatori del diritto, spesso non riescono a riconoscere è che lavorano in un ambito professione altamente autoregolato. E rendere tutto “eticamente sicuro” è fondamentale.

La mancata rappresentazione dei problemi etici al momento dell’ideazione di una strategia di sviluppo dell’attività professionale è rischiosa e non c’è scusa che tenga per non dare centralità a questi aspetti durante la formazione e l’istruzione di un avvocato.

Formazione adeguata

Molte persone all’interno di uno studio legale possono beneficiare nel comprendere le preoccupazioni di ordine etico inerenti ad operazioni di marketing e di sviluppo del business. E molti sono gli addestratori su questo tema (io stesso ho insegnato marketing e pubblicità etica per l’Istituto della Pennsylvania per più di un decennio e affrontato simili programmi per l’ABA quasi ogni anno), ma se si fornisce una formazione in-house direttamente negli studi, vi sarà maggiore comprensione su come adattare il tutto alle iniziative specifiche ed alle normative degli Stati interessati.

Che si tratti di tweeting, o costruzione di una rete di LinkedIn o promozione di un seminario, l’etica che circonda queste tecniche è parte essenziale per lo sviluppo professionale e l’incremento degli affari.

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Secondo Harvard le donne avvocato lavorano di più dei loro colleghi uomini http://www.adlpstudio.it/secondo-harvard-le-donne-avvocato-lavorano-di-piu-dei-loro-colleghi-uomini/ http://www.adlpstudio.it/secondo-harvard-le-donne-avvocato-lavorano-di-piu-dei-loro-colleghi-uomini/#comments Thu, 14 May 2015 08:34:23 +0000 http://www.adlpstudio.it/?p=58844 Gender Gap with men on one side of abyss and woman on the other

Il 12 maggio scorso la “Harvard Law School” ha pubblicato i risultati di un sondaggio sulla professione di avvocato svolto tra i suoi ex studenti.

Lo studio, pubblicato con il titolo “Le donne e gli uomini della Harvard Law School” fa una fotografia dettagliata del divario di genere nell’ambito delle professioni legali da varie angolature.

Pur nella ristrettezza del campione e con un tasso di risposta al sondaggio del 35%, il prestigio indiscusso dell’istituzione, la sua autorevolezza e soprattutto l’efficacia nell’inserimento nel mondo del lavoro degli avvocati che escono dalla facoltà di legge di Harvard rendono l’evidenza del divario piuttosto sconcertante.

Le donne hanno cominciato ad affermarsi nell’ambito delle professioni legali a partire dagli anni 70′, e – sebbene lavorino in media più ore dei loro colleghi – hanno tempi di attesa maggiori nell’ingresso nel mercato del lavoro, più difficoltà a raggiungere posizioni di vertice negli studi e meno soddisfazioni economiche facendo registrare un maggior numero di abbandoni della professione.

Lo studio condotto da Harvard contiene una miniera di altre informazioni e vale la pena esaminarlo per farsi un quadro generale del gender-gap che affligge tuttora le professioni legali sinanche in un ordinamento evoluto come gli Stati Uniti dotato di un imponente e ricco mercato di servizi legali.

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