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La bottiglia di champagne e il diritto d’autore

ruinartLa più antica maison francese di Champagne, la Ruinart – che dal 1729 ha fatto del gusto delicato e raro del suo vino un inconfondibile biglietto da visita – non potrà beneficiare della tutela legale per la sua tipica bottiglia. Almeno in Italia. 

Lo ha stabilito il Tribunale di Torino decidendo il caso intentato dall’azienda francese contro un produttore italiano che ha confezionato il proprio vino secondo alcuni elementi caratteristici della bottiglia di Ruinart (cfr provvedimento cautelare del 24 ottobre 2014, confermato in sede di reclamo il 17 aprile 2015). 

Il Tribunale di Torino ha esaminato i singoli elementi tutelati dai marchi intestati all’azienda francese: etichette, capsule, collarino, stemma sull’etichetta principale, colore e nome. Ed ha stabilito, da un lato, che detti elementi sono strettamente funzionali al design della bottiglia prescelta per il confezionamento e che, dall’altro, sussistono differenze tali tra i prodotti da essere più che sufficienti per distinguerli. 

La discussa forma della bottiglia di Ruinart non è stata dunque giudicata tutelabile dai marchi intestati all’azienda francese, né è stata ritenuta oggetto di protezione dal Tribunale di Torino neppure come marchio di fatto.  

Per il giudice piemontese, infatti, la forma del Ruinart è una forma comune, priva di qualsivoglia carattere distintivo, insolito o originale richiamandosi nel design alla classica bottiglia di champagne (la cosiddetta champagnotta). 

Inoltre, sarebbe da escludere anche la sussistenza di un look-alike confusorio operato dalle bottiglie dell’azienda italiana ai danni di quella francese. 

Richiamando un proprio precedente orientamento, il Tribunale di Torino, al riguardo, ha precisato che l’imitazione servile richiede tre condizioni. La forma del prodotto (o almeno la combinazione dei suoi singoli elementi) deve: (i) essere originale (cioè elaborata rispetto alle forme comuni); (ii) non essere richiesta da necessità tecniche; e (iii) mostrare un carattere distintivo (cioè la capacità di caratterizzare i prodotti come provenienti da quella particolare società). 

Così, contrariamente alle istanze dell’azienda francese, il giudice torinese ha ritenuto che gli elementi delle bottiglie Ruinart – inclusa la forma – siano necessari o comuni, mentre la loro combinazione non risulti affatto una caratteristica tipica della società. 

La decisione in questione si adegua all’indirizzo giurisprudenziale più diffuso in tema di concorrenza sleale che si concentra principalmente sull’analisi del “rischio di confusione“.

A tal proposito, l’uso di elementi estetici e di confezionamento simili ad un prodotto altrui può considerarsi come un tentativo di richiamare il prodotto e il marchio di maggior fama e diffusione.

Ma tale considerazione che generalmente può essere valida anche in mancanza di un effettivo rischio di confusione, nel caso specifico, non è stata possibile da parte dei giudici piemontesi che hanno infatti ritenuto gli elementi di somiglianza tra i prodotti (e la loro combinazione) comuni e non già distintivi escludendo qualsiasi forma di tutela.