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Rito appalti e principio di sinteticità per avvocati prolissi: c’è il decreto

Serigrafia di Paolo Fresu

Serigrafia di Paolo Fresu

Sei un avvocato che si occupa di appalti, senza il dono della sintesi? Beh, saranno tempi duri per te. Un decreto stilato dal Segretariato della Giustizia Amministrativa e Presidente del Consiglio di Stato del 25 di maggio 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, serie generale, il 5 giugno scorso, sancisce la fine della verbosità e grafomania forense.

Gli atti giudiziari in tema di appalti (atto introduttivo del giudizio, ricorso incidentale, motivi aggiunti, atti di impugnazione principale ed incidentale) ecc.) devono ora obbligatoriamente rientrare in un massimo di 30 pagine, mentre richieste cautelari e memorie non devono superare le 10 pagine di stesura.

La ragione principale del decreto – emesso dopo aver sentito il Consiglio Nazionale Forense, l’Avvocato Generale dello Stato e le associazioni di categoria degli avvocati amministrativisti -, come ravvisato nelle premesse, risiederebbe tutto nel “principio di sinteticità” che si vuole imporre in ambito giudiziario, stabilendo le regole e le misure a cui tutti gli avvocati dovranno attenersi nel numero di pagine e di righe dei loro atti difensivi in tema di appalti. Nulla si fa per caso, e quindi in caso di “sgarro” alle regole ci sono anche sanzioni da applicarsi direttamente tramite la sentenza che definisce il processo.

Ovviamente per non scatenare le ire di coloro che potrebbero sentirsi privati della loro potenziale efficacia verbale, si è dovuti ricorrere all’individuazione di casi eccezionali che possono protrarre la stesura di un atto ad un limite di pagine superiore a quanto stabilito dalla norma.

Servirà però l’ausilio del Presidente della Sezione competente per individuare i casi, in cui comunque non si potranno superare le 50 pagine di stesura, e, nell’ipotesi di misure cautelari e memorie, il limite potrebbe salire fino a 15 pagine. In ognuno di questi casi è indispensabile trovare una ragione di “complessità straordinaria” nella controversia affrontata, che potrà essere sopratutto di ragione economica rilevante, oppure di tutela (qualora non sia davvero riassumibile nel tot di pagine indicate dalla norma).

Anche la formattazione degli atti è da considerarsi fondamentale; tanto che il decreto in questione fissa parametri da rispettare stabilendo, giusto per essere pignoli e non lasciare nulla al caso, che gli atti devono essere stilati su un foglio A4, usufruendo dei “caratteri di tipo corrente (ad es. Times New Roman, Courier, Arial o simili) e di dimensioni di almeno 12 pt nel testo e 10 pt nelle note a pie’ di pagina, con un’interlinea di 1,5 e margini orizzontali e verticali di almeno cm. 2,5 (in alto, in basso, a sinistra e a destra della pagina)“.

Il tenore delle disposizioni fa discutere, vista la tematica che secondo alcuni limita ingiustamente l’argomentazione (molto spesso) necessaria per rendere specifico e convincente un testo, ma è indispensabile sottolineare che la nuova disciplina sulla “dimensione dei ricorsi e degli altri atti difensivi nel rito appalti” è stata approvata anche dalle associazioni della categoria forense e che ne è prevista una applicazione in via sperimentale a partire dal 5 luglio 2015.

Sicché, non rimane altro che attendere e vedere che succede; magari ricordando come anche i giudici civili cerchino da tempo di “educare” gli avvocati ad una maggiore compendiosità, addirittura bocciando azioni giudiziarie argomentate troppo. [1]

E chissà che eliminata per decreto la lunghezza degli atti da leggere, si possano avere finalmente processi lampo, ammesso e non concesso che i tempi dei processi dipendano da quanto scrivono gli avvocati!

[1] Ci si riferisce a Cassazione, 4 luglio 2012, n. 11199, e Tribunale di Milano, 1° ottobre 2013.